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ECUADOR: dalle macerie ponti che uniscono

Dopo tanti anni ritornare ad Esmeraldas è stata per me una forte emozione e ringrazio chi mi ha dato la possibilità di vivere questi giorni!

La gioia e lo stupore hanno caratterizzato le mie giornate che sono trascorse veloci e piene di incontri. Ho nel cuore e negli occhi i volti di tante persone che ho rivisto con piacere: gli insegnanti della scuola Juan Pablo II col suo direttivo, i terapisti del Centro Nuestra Familia... i volontari OVCI, alcuni espatriati impegnati nel servizio di volontariato... la "iglesia" di Esmeraldas col suo vescovo, i sacerdoti e le religiose... la comunità delle sorelle sempre premurosa.

Ho ricevuto da parte di tutti una calorosa accoglienza, e la domanda ricorrente era "Come hai trovato Esmeraldas dopo tanti anni?"

La città si è nettamente trasformata: le case tutte o quasi sono di muratura, le strade sono tutte asfaltate e illuminate, le infrastrutture e le strutture sono state rinnovate. La spiaggia e il lungomare de "Las Palmas" sono stati potenziati da mezzi e attrazioni per il turismo locale e internazionale che si è potenziato.

La gente è molto orgogliosa di avere questo spazio di ritrovo per i giovani e meno: 5 minuti di paradiso per poi ritornare nella faticosa vita quotidiana anche se agli occhi di noi stranieri sembra un ostentare una ricchezza fittizia!

Una città arricchita da ponti di collegamento: quello di Tachina che collega il centro della città con il nord del paese e l'aeroporto, quello di Muisne che collega l'isola con il resto della terra dalla macerie del terremoto.

Quartieri marginali se ne incontrano pochi e il tenore di vita si è elevato, basti pensare che la maggior parte della gente che vive in città ha in casa propria un computer, un cellulare e tutti sono collegati a internet.

Sembrano cose scontate, ma se penso che vent'anni fa l'unica struttura che possedeva un collegamento internet era l'Università Cattolica e l'accesso era riservato agli studenti... fa molto riflettere!

L'educazione scolastica è migliorata e molti più bambini accedono alla scuola sia pubblica che privata; in molti "barrios" (quartieri) sono stati attivati i servizi di dopo scuola... si vedono pochi bambini per le strade durante le ore di lezione.

Le scuole sono state rinnovate nelle loro strutture e programmi anche per quanto riguarda "l'educazione speciale" che ha cominciato ad attivarsi per l'educazione inclusiva lamentando ovviamente una inadeguata preparazione degli insegnanti statali a ricevere studenti con disabilità.

Ai nostri occhi il sistema appare ancora carente constatando che in quarta elementare gli alunni non sono in grado di scrivere correttamente, ma di passi ne sono stati fatti tanti!

Il sistema sanitario è stato rinnovato e ridisegnato: è sorto un nuovo ospedale religioso e nuovi centri di salute. Nell'aria si respira un che di salubre nonostante la raffineria imperi sulla città. Malattie endemiche come la malaria e il tifo si presentano solo con casi sporadici durante la stagione delle piogge.

Esmeraldas è una città più sicura rispetto a un tempo: le cosiddette "pandille" (bande giovanili) non esistono più, anche se la criminalità continua con un sicariato che non permette che il problema della sicurezza venga superato. I furti sono ancora all'ordine del giorno e, purtroppo, anche la corruzione.

Quel che ho ritrovato sono i valori che caratterizzano questa gente:

  • l'accoglienza e il calore umano: un'accoglienza gioiosa che spesso si trasforma in festa, in spazio di ritrovo per mangiare insieme e ballare
  • il vivere alla giornata: che  un affidarsi, un ricercare il senso della Provvidenza; il credere che ogni giorno ci è dato quel di cui abbiamo bisogno
  • il tempo: un luogo dove tutto si muove lentamente per costruire relazioni
  • la testimonianza di chiesa povera: nonostante i tempi siano cambiati la chiesa di Esmeraldas è rimasta una Chiesa povera... che continua a fare scelte audaci in favore dei poveri denunciando le ingiustizie e la corruzione, a cominciare da un vescovo che - pur essendo nominato presidente della Conferenza Episcopale Ecuatoriana - continua a essere pastore della sua chiesa di Esmeraldas, visita le zone rurali tutti i fine settimana e riceve nel suo studiolo come qualsiasi parroco di campagna
  • la speranza: in un futuro migliore! La vita è sempre dura a Esmeraldas, gli imprevisti sono molteplici e la differenza tra ricchi e poveri e tra chi lavora e chi è disoccupato, è più visibile adesso!

Quello che intravedo è che dalle macerie di una vita povera, dalle case distrutte dal terremoto dello scorso anno, dagli occhi sempre vispi e contenti dei bambini si innalzino ponti che uniscano, che accorcino le distanze tra ricchi e poveri, tra nazioni dominati e paesi sottomessi, tra rapporti mantenuti per interessi personali o politici a rapporti sinceri e leali

Vedo ponti che si innalzano verso il cielo e la preghiera di una Chiesa che ritrova l'opzione per i poveri.

Rosanna Castelnuovo

 

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