sudanfototitolo

Notizie e... Saluti dal mondo!

MAROCCO: Machi Muchkil - Nessun problema

Sono arrivata a Rabat tre mesi fa. Molti dei miei parenti e amici erano un po’ spaventati all’idea che andassi in un paese arabo, per la cultura, l’idea che in questi paesi hanno della donna, l’integralismo… ora vorrei chiedere loro esattamente cosa li spaventa maggiormente. Al di là degli apprezzamenti che molti uomini sono soliti fare mentre cammini per strada, non mi sono mai imbattuta in situazioni spiacevoli; al contrario ho sempre trovato persone molto accoglienti e disponibili. Ad esempio quando capita di andare a comprare qualcosa in uno dei piccoli supermercati, molto spesso il cassiere parla solo arabo e questo potrebbe essere un problema per farsi capire ma puntualmente accanto a te c’è qualcuno che si prodiga ad aiutarti con la traduzione e tutto diventa più semplice.
Può capitare anche di esplorare una cittadina ed essere avvicinate da uno sconosciuto che inizia a descrivere i punti di maggior interesse da visitare. Essendo state messe bene in guardia dalle persone che si improvvisano guide e che poi ti chiedono dei dirham, eravamo molto scettiche ma alla fine non siamo riuscite a non farci accompagnare: la morale della situazione è stata che quel signore si è fermato parecchio tempo a spiegarci tutte le bellezze della sua città e ci ha mostrato diversi punti panoramici e alla fine non ci ha chiesto nemmeno un dirham.
Queste semplici situazioni mi hanno fatto capire che non bisogna farsi fermare dai pregiudizi e dalla paura dell’altro ma al contrario, senza essere ingenui, donare fiducia e fermarsi a conoscere veramente le persone.
Un altro aspetto che mi ha molto colpito del Marocco è l’accoglienza; anche quando siamo entrate per la prima volta in casa di alcune famiglie che seguiamo a domicilio, i baci e gli abbracci non sono mai mancati.

2018_prima visita domiciliare rbc

accoglienza della famiglia durante una visita domiciliare

L’accoglienza è fatta anche dalle tante domande che si pongono sul come si sta, sul che cosa è successo di recente e ovviamente sul darti il benvenuto. L’ospitalità passa anche attraverso l’offrire il cibo e in particolare il cous-cous. Il venerdì a pranzo tutta la famiglia si riunisce per mangiare questo piatto e se capita di fare delle visite a domicilio di venerdì, è certo che la famiglia dalla quale ci troveremo per pranzo ci offrirà del cous-cous. Questo piatto tipico marocchino viene servito in una ciotola capiente che viene posta in mezzo al tavolo così che tutti possano prenderne un po’. Il cous-cous in genere viene fatto in quantità abbondanti perché deve essere condiviso anche con chi non ha la possibilità di mangiare.

2018_equipe riabilitativa safir

equipe riabilitativa al Safir - Temara


Un’altra filosofia di vita per i marocchini che condivido, come approccio alla vita, è machi muchkil; vale a dire nessun problema. Usano questa espressione praticamente ogni due parole nelle frasi e ormai anche io la uso quotidianamente. Se ci si pensa bene, anche le cose più difficili si possono affrontare se si lavora insieme e ci si aiuta. Questo lo si vede anche con le terapie dei bambini; quando si collabora bene con la famiglia e quindi al bambino si fanno delle proposte e delle richieste coerenti i miglioramenti si percepiscono e la terapia ha successo.
Inoltre il fatto di lavorare in RBC (riabilitazione su base comunitaria) a domicilio, mi sta aiutando ad allargare la mia visuale di lavoro e aprirmi a tutti i bisogni a 360° che i bambini possono avere (dalle autonomie, al gioco, alle posture ect.). E’ molto stimolante potermi confrontare con altri professionisti e poter lavorare anche con la famiglia. Molto spesso in Italia mi hanno fatto ragionare sul fatto che non abbia senso fare due o tre o cinque terapie a settimana se poi a casa le proposte non vengono accettate, accolte e sostenute.

2018_visita domiciliare rbc con hamza-promotore

visita domiciliare con il promotore locale


Forse col senno di poi, l’ostacolo principale è la lingua dato che la maggior parte dei genitori dei bambini parla solo arabo (ma anche il portinaio del nostro palazzo), ma in realtà col tempo mi sto piacevolmente sorprendendo a riuscire ad intuire il senso di alcuni discorsi. Il tutto perché la comunicazione, come mi ha insegnato il mio percorso di studi, è ben altro oltre al verbale e quindi grazie ai gesti, agli sguardi e alle intese è possibile comprendere una lingua differente.
Questo mi ha fatto riflettere anche sui bisogni che si cercano e verso i quali si tende. Per quanto ci siano delle differenze culturali, estetiche e culinarie i bisogni fondamentali rimangono gli stessi: vedere i propri figli migliorare e stare meglio, riuscire ad interagire con loro e vederli felici. Questo è ciò su cui mi sto focalizzando maggiormente: i punti in comune rispetto alle differenze; ed ecco perché forse se mi guardo attorno mi sembra di essere qua da una vita. Mi sembra tutto così familiare e così vicino a me; perché in fondo se si torna all’essenza, senza parole, un sorriso ci fa sorride, una lacrima ci intristisce e una risata ci cambia l’umore.
Federica Erasmi – SCN a Rabat-Marocco con OVCI

 

ovci_notiziario

bottone ONG 2.0

2017_crc 3 suppl-copertina

Calendario Eventi OVCI

 «  < Ago 2018 >   »
LuMaMeGiVeSaDo
17

 

seguici su facebook